Non di solo web…quanto conta ancora il confronto off-line nel mondo del recruiting?

Nella selezione del personale i mezzi digitali, inclusi i social network come Twitter, Instagram e Linkedin, possono essere oggi strategici sia per i candidati, in quanto costituiscono un’ottima “vetrina” per essere ingaggiati dalle aziende, sia per noi recruiter, al fine di individuare il candidato giusto, quello che possa fare la differenza nel contesto lavorativo nel quale vogliamo inserirlo.

È sicuramente vantaggioso essere presenti sul mercato del lavoro virtuale e utilizzare tutti i benefici che gli strumenti digitali come blog, social network, forum, app possono offrire. Diversi studi hanno dimostrato che il loro utilizzo aumenta la possibilità per i candidati di essere contattati da noi recruiter.

È scomparsa dunque l’era del CV cartaceo, dei colloqui e dei test, per aprire le porte all’era dei sistemi digitali.

Ma quanto sono affidabili le sole informazioni presenti sui social per individuare il candidato giusto?

In medio stat virtus… Forse come spesso accade la verità sta nel mezzo…

I sistemi digitali all’interno del processo di selezione credo debbano essere considerati con una visione di approccio integrato e non alternativo.

Da recruiter penso che sia molto difficile riuscire a rintracciare il candidato giusto dai soli elementi trovati sui social.
Nel processo di selezione ci sono dei momenti fondamentali nei quali noi selezionatori dobbiamo approfondire le competenze, le capacità, le attitudini, gli interessi del singolo candidato in modo da poter presumere una prestazione di successo all’interno del contesto lavorativo.

Da recruiter sono consapevole del fatto che solo attraverso il colloquio, e cioè attraverso il confronto umano, è possibile individuare e valutare quell’insieme di capacità psicologiche e comportamentali di un candidato. All’interno del setting del colloquio di selezione infatti si innescano delle dinamiche psicologiche e comportamentali difficilmente sostituibili dalla sola tecnologia.

Riconosco l’importanza di quest’ultima, in quanto ha permesso di migliorare e ampliare la comunicazione rompendo alcuni vincoli come lo spazio e il tempo, diminuendo i costi e favorendo la velocità, tuttavia non condivido un uso totalizzante della rete nel nostro lavoro di recruiter…

Bisogna essere social, ma nella misura giusta, per non correre il rischio di essere “intrappolati nella rete”.

Migrazioni, Borse e Specchi convessi.

Il Quattrocento in terra fiamminga.

 

Inizio Quattrocento. L’Europa è un bacino in fermento, modellata da guerre che ne definiscono lentamente, come mani su porcellana fresca, la forma. I poteri universali, Impero e Chiesa, arrancano contro l’affermarsi di realtà territoriali. La scomoda avanzata degli Ottomani ostacola i traffici sul Mediterraneo, favorendo il delinearsi di nuove tratte e incentivando lo sviluppo di un mercato intraeuropeo che non può più contare su facili scambi con l’Oriente. Come la storia insegna, di necessità si fa virtù, e il commercio europeo si innova, si sviluppa, mette a punto i primi strumenti finanziari, i centri di scambio vengono perfezionati, resi più efficienti e interconnessi. Spiccano in particolare due aree, l’Italia Settentrionale, dalla Liguria alla Lombardia, dalla Toscana al Veneto, e la zona delle Fiandre, comprendente gli attuali territori di Belgio e Olanda. Queste due aree sono accomunate dai più alti tassi di densità di popolazione, da una forte spinta all’attività commerciale, che si rispecchia logicamente in una propensione allo sviluppo e all’inventiva, e da una produzione artistica senza eguali nel resto d’Europa e probabilmente nel mondo (seppur il confronto artistico con le culture orientali risulti difficile e forse presuntuoso).

Affrontate nel precedente articolo cause e dinamiche del connubio tra mondo artistico e finanziario che ha rivoluzionato le sorti della penisola italica, ci soffermiamo ora su quel che avvenne, nel frattempo, nelle fertili terre fiamminghe.

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…E vissero mediocri e contenti?

 

Se vivi in Italia senti parlare di calcio anche se, come me, non sei propriamente un appassionato o per meglio dire non ti interessa minimamente.

Qualche giorno fa leggevo sul Corriere questa notizia  su un giocatore della Juventus che ha deciso, in sostanza, di abbandonare la titolata squadra torinese per approdare al più “modesto” Cagliari, dichiarando di sentirsi “mediocre” per il livello della squadra, di non avere abbastanza talento.

La vicenda fa da spunto a una serie di riflessioni sulla “decrescita felice in chiave personale” e sulle “lezioni di umiltà” che questa storia ha da insegnare a tutti noi.

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Headhunter: Cacciatori di opportunità o di… minacce?

A chi di voi non è mai capitato di essere contattati da un headhunter?

Magari proprio durante l’orario di lavoro?

E quanti di voi hanno rifiutato di approfondire ciò che aveva da proporvi?

Dietro il contatto di un cacciatore di teste c’è un universo di opportunità che tutti dovrebbero poter esplorare.

Spesso, quando siamo soddisfatti del nostro lavoro, Continue reading “Headhunter: Cacciatori di opportunità o di… minacce?”

Medici, fama e purgatorio.

La Firenze rinascimentale tra arte e finanza.

Quando si pensa a un concetto come il Rinascimento, può risultare facile rimanere talmente abbagliati da fascino e splendore che inebriano le nostre percezioni da non riuscire ad andare molto oltre a questo primo impatto. Troppe poche volte la curiosità ci ha portato alla ricerca di quegli elementi, di quei “perché” e di quei “come” che, intersecandosi silenziosamente dietro le quinte, hanno fatto sì che il pubblico potesse ammirarne stupefatto il risultato su palcoscenico.

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LA PIETRA FILOSOFALE E IL PORTAFOGLIO DEI PRIVATE BANKER

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Molti Private Banker si lamentano di essere “pesati” solo per il loro portafoglio, sentono che tale metro di misura rappresenta uno svilimento della loro professionalità: storie ultraventennali completamente cancellate dalla domanda cinica e quasi volgare: “Va bene, ma alla fine quanto ci porti?”

Oggi vorrei ragionare sul valore di tale metro di misura. Può l’apparente ruvidezza di quella domanda essere ingentilita? E soprattutto, può quel quesito nascondere, se ben inteso, considerazioni un po’ più articolate? Per farlo parto da un aneddoto e, come sempre, da un “tipo psicologico” che spesso capita di trovare nel mondo private.

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C’erano una volta…Le 500 lire di carta.

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Quando l’euro ha sostituito la lira avevo un certo timore per tutte quelle monete: 8 tagli diversi, ben il doppio rispetto a quanto eravamo abituati. Un piccolo grande trauma per chi, da piccolo, amava le cinquecento lire di carta e ne boicottava la versione di metallo!

Di necessità virtù, mi sono adattato alle 500 lire di metallo e 20 anni dopo ho fatto lo stesso con le monete dell’euro. All’inizio mi sono affidato alle tasche ma poi mi sono piegato, ahimè, alla maggior praticità di quel “borsellino” per monetine che ho sempre ritenuto un accessorio femminile o, tutt’al più, adatto per regali a nonni e nonne. È vero che ci sono bancomat, carte di credito e prepagate, ma sfido chiunque a pagare un caffè, un cornetto, un calice di vino o una birra con la carta!

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